Cos’è il LEGO® SERIOUS PLAY® e come funziona un workshop
“Giocare con i LEGO in riunione?” È la reazione più comune quando si sente parlare per la prima volta di LEGO® SERIOUS PLAY®. Poi, dopo dieci minuti di workshop, la stessa persona sta raccontando al gruppo cosa pensa davvero del proprio progetto, usando un modello costruito con le mani.
Non è un caso, e non è solo questione di simpatia per i mattoncini. Il metodo si appoggia su meccanismi ben studiati di come il nostro cervello reagisce alle situazioni sociali, impara e ricorda. In questo articolo vediamo cos’è LEGO® SERIOUS PLAY®, quali basi scientifiche spiegano perché funziona e come si svolge concretamente un workshop.
Cos’è il LEGO® SERIOUS PLAY®
Una metodologia di facilitazione in cui ogni partecipante risponde a una domanda costruendo un modello con i mattoncini, lo racconta al gruppo e lo mette in relazione con quelli degli altri. Il principio è semplice: pensare con le mani.
Facilita il pensiero creativo
Sia individuale sia di gruppo: ognuno sviluppa le proprie idee prima di confrontarle con gli altri.
Promuove una comunicazione autentica
Si parla attraverso il modello: è più facile dire ciò che si pensa davvero, anche le cose scomode.
Risolve problemi complessi
Attraverso modelli visivi, prima individuali e poi condivisi, che rendono tangibili concetti astratti.
La scienza dietro il metodo
1. Il cervello e le minacce sociali: il modello SCARF
Davanti a qualcosa di nuovo o sconosciuto, il cervello reagisce in uno di due modi: si allontana, percependo una minaccia, o si avvicina, percependo una ricompensa. Il neuroscienziato David Rock, cofondatore del NeuroLeadership Institute, ha sintetizzato nel modello SCARF i cinque ambiti sociali che attivano questa reazione: Status, Certezza, Autonomia, Relazione ed Equità.
Quando uno di questi ambiti è minacciato, ad esempio da una critica davanti a tutti, da obiettivi poco chiari o da un capo che decide da solo, la mente si mette sulla difensiva e creatività e collaborazione crollano. Una riunione tradizionale, senza volerlo, ne minaccia spesso più d’uno. Un workshop LEGO® SERIOUS PLAY® è costruito per fare l’opposto.
Come il metodo risponde ai cinque ambiti SCARF
Status
Si commenta il modello, mai la persona: nessuno viene messo in difficoltà davanti al gruppo.
Certezza
Il processo è chiaro e sempre uguale: domanda, costruzione, condivisione, riflessione.
Autonomia
Ognuno costruisce la propria risposta: non esiste un modo giusto, esiste il tuo.
Relazione
Le storie dietro i modelli creano connessioni autentiche, oltre ruoli e gerarchie.
Equità
Tutti costruiscono e tutti parlano, con lo stesso tempo e lo stesso spazio.
2. Emozioni e apprendimento: lo stato di flow
Lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi ha descritto il flow come lo stato in cui siamo pienamente concentrati e coinvolti in ciò che facciamo. Si raggiunge quando la sfida è proporzionata alle nostre competenze: se la sfida supera di molto le capacità nasce l’ansia, se le capacità superano di molto la sfida arriva la noia.
Un workshop LEGO® SERIOUS PLAY® è progettato per tenere i partecipanti in questo canale. Gli esercizi di riscaldamento iniziali, lo skills building, alzano rapidamente la competenza di tutti nel costruire e raccontare. Le domande poi diventano via via più profonde, così che la sfida cresca insieme alle capacità del gruppo.
Sfida e competenza
- Sfida alta, competenza bassa: ansia.
- Sfida bassa, competenza alta: noia.
- Sfida e competenza che crescono insieme: flow, apprendimento efficace e benessere.
3. Perché si ricorda ciò che si costruisce
La ricerca su memoria e apprendimento converge su due condizioni perché un’informazione si fissi a lungo termine: deve collegarsi a conoscenze già esistenti e deve attivare il sistema emotivo. Gli studi di Tse e colleghi (Science, 2007) mostrano che le nuove informazioni si consolidano molto più rapidamente quando si inseriscono in uno schema di conoscenze già presente. Cahill e McGaugh (Trends in Neurosciences, 1998) hanno descritto come l’attivazione emotiva rafforzi la memoria. Immordino-Yang e Damasio (Mind, Brain, and Education, 2007) hanno mostrato che emozione e ragionamento sono intrecciati in ogni forma di apprendimento.
In un workshop ogni modello nasce dall’esperienza di chi lo costruisce, quindi parte da ciò che la persona già sa. E il racconto davanti al gruppo coinvolge emotivamente. Per questo, a distanza di mesi, i partecipanti ricordano ancora il proprio modello e le decisioni prese.
4. Il gioco: un’abilità che tutti
possediamo
Se esiste una competenza che ogni persona nel gruppo ha già, è il gioco. Ed è più antica della nostra specie. Il comportamento di gioco è stato osservato nei mammiferi, negli uccelli, in alcuni rettili e perfino in alcuni pesci, segno di origini evolutive molto profonde (Burghardt, 2005). I ratti emettono vocalizzazioni ultrasoniche simili a risate quando vengono solleticati e cercano attivamente compagni di gioco. I corvi sono stati osservati giocare nella neve senza altro scopo apparente che il divertimento (Pellis & Pellis, 2009).
Il gioco, insomma, è una delle forme di intelligenza più universali che esistano. LEGO® SERIOUS PLAY® non chiede ai partecipanti di imparare qualcosa di nuovo per comunicare: usa un linguaggio che conoscono da sempre, e per questo abbassa le difese e accorcia le distanze.
Come funziona un workshop
- Progettazione a ritroso. Il workshop si disegna partendo dal problema e dal risultato atteso, su misura per la sfida specifica del team.
- La domanda. Il facilitatore pone una sfida precisa, ad esempio: “Costruisci come vedi il tuo team oggi”.
- La costruzione. Ognuno costruisce un modello che risponde alla domanda. Conta il significato di ogni pezzo, non l’estetica.
- La condivisione. A turno, ogni partecipante racconta la propria risposta attraverso il modello.
- La riflessione. Il gruppo fa domande sui modelli per interiorizzare ciò che è emerso e dare una base solida alla storia comune.
Il ciclo si ripete con domande sempre più profonde: dai modelli individuali al modello condiviso, fino a mappe di relazioni, scenari o principi guida che il team porterà nel lavoro quotidiano.
Le regole del gioco serio
- Nessun giudizio: si parla del modello, non della persona.
- Contribuisci al meglio: ogni voce conta.
- Fidati del processo: i risultati emergono passo dopo passo.
- Bonus: divertiti, sul serio.
Un esempio reale
Con il Safety Committee di un data center l’obiettivo era rendere la sicurezza qualcosa di vivo e praticabile ogni giorno. In poche ore il comitato ha costruito una vision condivisa e definito le priorità dell’anno: safety culture basata su dati e feedback, leadership con l’esempio, comunicazione interna più chiara. Concetti astratti sono diventati modelli che tutti potevano vedere e discutere.
Si integra con altri metodi
LEGO® SERIOUS PLAY® è un metodo completo, ma può essere combinato con altri strumenti di facilitazione, purché se ne rispettino la metodologia e il flusso. Un buon compagno sono le Liberating Structures di Henri Lipmanowicz e Keith McCandless, utili per ampliare la partecipazione nelle fasi di apertura o di sintesi.
Domande frequenti
Bisogna saper costruire?
No. Il riscaldamento iniziale serve proprio a portare tutti allo stesso livello in pochi minuti, e il valore di un modello sta nella storia che racconta.
Quanto dura un workshop?
Dipende dall’obiettivo: da poche ore per allineare un team su un tema, a una giornata intera per lavorare su vision e strategia.
Serve un facilitatore?
Sì. Il facilitatore progetta le domande a partire dal problema, guida il ciclo costruzione-condivisione-riflessione e garantisce che ogni voce abbia lo stesso spazio. È ciò che trasforma un’attività ludica in un lavoro con risultati concreti.
In quali contesti si usa?
Nel team building aziendale, nei workshop di vision e strategia, in contesti educativi con insegnanti e genitori, e ovunque serva far emergere il punto di vista di tutti.
Fonti
- Rock, D. (2008). SCARF: a brain-based model for collaborating with and influencing others. NeuroLeadership Journal.
- Csíkszentmihályi, M. (1990). Flow: The Psychology of Optimal Experience.
- Tse, D. et al. (2007). Schemas and memory consolidation. Science.
- Cahill, L. & McGaugh, J. L. (1998). Mechanisms of emotional arousal and lasting declarative memory. Trends in Neurosciences.
- Immordino-Yang, M. H. & Damasio, A. (2007). We feel, therefore we learn. Mind, Brain, and Education.
- Burghardt, G. M. (2005). The Genesis of Animal Play.
- Pellis, S. & Pellis, V. (2009). The Playful Brain.

Scritto da
Samuele Granata
Facilitatore certificato LEGO® SERIOUS PLAY® e fondatore di IPPOPO. Con oltre 10 anni di esperienza nel settore IT, progetta workshop e giochi di team building per aziende, eventi e scuole a Milano e in Lombardia. Chi sono →
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