Cultura della sicurezza: costruire una vision condivisa con il gioco serio

Ogni organizzazione ha procedure di sicurezza. Molte meno hanno una vera cultura della sicurezza: quella per cui le persone segnalano un mancato incidente senza timore, si fermano quando qualcosa non torna e si sentono responsabili anche della sicurezza dei colleghi.

La differenza tra le due cose non si colma con un’altra procedura o un’altra slide. Serve che le persone condividano una visione di cosa significhi “lavorare in sicurezza”, e che la sentano propria. È qui che un metodo come LEGO® SERIOUS PLAY® può fare la differenza.

Perché le procedure da sole non bastano

Una segnalazione di sicurezza è, prima di tutto, un atto sociale: significa ammettere un errore, contraddire un collega più esperto o fermare un lavoro urgente. La ricercatrice Amy Edmondson (Harvard Business School) ha mostrato nei suoi studi sui team di lavoro, a partire dal 1999, che le persone parlano apertamente di errori e problemi solo dove esiste sicurezza psicologica: la convinzione condivisa che esporsi non avrà conseguenze negative.

Il modello SCARF di David Rock spiega il meccanismo: quando le persone percepiscono una minaccia al proprio status o alla certezza della propria posizione, il cervello va in difesa. Ed è proprio in quel momento che un mancato incidente non viene segnalato. Costruire cultura della sicurezza significa quindi lavorare su questi aspetti relazionali, non solo su regole e controlli.

Come aiuta il LEGO® SERIOUS PLAY®

Rende concreto l’astratto

“Cultura”, “responsabilità”, “fiducia” diventano modelli sul tavolo che tutti possono vedere, indicare e discutere.

Crea uno spazio sicuro

Si commenta il modello, non la persona. È più facile nominare barriere, bias e problemi che di solito restano non detti.

Tutte le voci contano

Il tecnico in campo e il manager costruiscono e parlano con lo stesso spazio: emergono punti di vista che le gerarchie di solito filtrano.

La vision è di tutti

Gli obiettivi nascono dalle parole dei partecipanti, non da un documento calato dall’alto. E ciò che si costruisce insieme si ricorda e si difende.

Un caso reale: il Safety Committee di un data center

Un comitato sicurezza voleva tre cose: allinearsi su obiettivi comuni, costruire una vision condivisa e rendere la sicurezza qualcosa di vivo, concreto e praticabile ogni giorno.

In poche ore, partendo dai modelli individuali e arrivando a un modello condiviso, il gruppo ha trasformato concetti astratti in modelli tangibili, in uno spazio sicuro di confronto, ascolto e co-creazione. Dalle parole dei partecipanti sono emerse con grande chiarezza le priorità per il nuovo anno, riportate nel riquadro.

Il punto non è stato “costruire con i mattoncini”, ma costruire significato, allineamento e responsabilità condivisa.

Per chi è pensato

Un workshop di questo tipo è utile a comitati sicurezza, team HSE, RSPP e responsabili operativi che vogliono passare dalla conformità alla cultura. Funziona particolarmente bene in contesti tecnici e operativi, come stabilimenti, data center, logistica e manutenzione, dove la sicurezza dipende dai comportamenti quotidiani di molte persone.

Per approfondire le basi scientifiche del metodo, leggi Cos’è il LEGO® SERIOUS PLAY® e come funziona un workshop. Per formati e modalità, vedi i workshop di vision e strategia.

Fonti

  • Edmondson, A. (1999). Psychological Safety and Learning Behavior in Work Teams. Administrative Science Quarterly.
  • Rock, D. (2008). SCARF: a brain-based model for collaborating with and influencing others. NeuroLeadership Journal.
Samuele Granata, facilitatore certificato LEGO Serious Play

Scritto da

Samuele Granata

Facilitatore certificato LEGO® SERIOUS PLAY® e fondatore di IPPOPO. Con oltre 10 anni di esperienza nel settore IT, progetta workshop e giochi di team building per aziende, eventi e scuole a Milano e in Lombardia. Chi sono →